giovedì 2 settembre 2010

IL BULLISMO UNA VERA DEVIANZA

DI - GIUSEPPE MARITATO
(PRESIDENTE ASSOCIAZIONE PROMO&FORM – PROMOZIONE E FORMAZIONE
DELLA CULTURA DI CETRARO)


IL BULLISMO UNA VERA DEVIANZA

A breve la presentazione del libro :RIFLESIONI SUL BULLISMO EDITO DALLA PROMO&FORM, SCRITTO DA GIUSEPPE MARITATO

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Ci vuole fantasia per immaginare i mille modi in cui un adolescente può mettersi nei guai. Droghe di ogni genere, comportamenti sessuali a rischio, bande giovanili, violenze sul proprio e sull’altrui corpo, dipendenze da mode, da giochi, da emozioni.
A volte si tratta di una frenetica ricerca di sensazioni, a volte di una strategia per svincolarsi dalla famiglia; per crearsi un’autonomia; non rinunciano, però, alla sicurezza fornita dal gruppo dei coetanei, con le sue mode e i suoi rituali.
Come possiamo valutare, prevenire e trattare questi comportamenti a rischio?
Alcuni tra i migliori specialisti italiani ed esteri si interrogano su questi argomenti. Non esistono formule magiche. Relazionarsi con gli adolescenti e i loro comportamenti a rischio richiede una grande visione d’insieme sul problema, con la capacità di non lasciarsi spaventare e, conseguentemente, tentare dalla voglia di reprimere. È necessario comprendere ed essere flessibili, nell’ottica di affrontare gli inevitabili imprevisti e di adattare le strategie alle specificità del caso, attraverso un’ottima organizzazione e l’integrazione di servizi e specialisti.



Quella che definiamo devianza non è che il riflesso di bisogni profondi e diffusi: il mercato della droga esiste per esempio in ragione di una domanda estesa di stupefacenti; la prostituzione e il traffico di esseri umani si diffondono in ragione della richiesta da parte di soggetti “normali” di sesso mercenario. In maniera analoga, mentre la retorica ufficiale rigetta da un lato la violenza, dall’altro la celebra attraverso la catarsi mediatica e sportiva (i polizieschi, i film di karate, gli incontri di pugilato e lotta libera, etc.) oppure attraverso la legislazione (per esempio, la re-definizione del concetto di “legittima difesa” prodotta Italia o la legislazione americana sulle armi da fuoco). Inoltre, la pedofilia è molto temuta ma i bambini e gli adolescenti sono spesso “adultizzati” e impiegati come icone “parasessuali” dalla pubblicità o nelle sfilate di mode. Gli esempi contraddittori sono molteplici e ciò suggerisce l’esistenza di una ambiguità di fondo tale da rendere una larga parte di cittadini, ivi inclusi i minori, contemporaneamente interni ed esterni ad un sistema di valori e pratiche potenzialmente “devianti” . Questa tradizionale prossimità alla devianza – più precisamente questa estesa confidenza della collettività con gli epifenomeni della devianza— rende la problematizzazione di certi comportamenti sospetta. È possibile che queste pratiche, che oggi sembrano costituire dei mali insopportabili, appena ieri non lo fossero? Oppure è possibile che per secoli la società abbia recato con sé questi mali senza accorgersene o avvertirne il peso insostenibile? Inoltre, è possibile che, disfunzionali come si dice che siano, essi non abbiano già da tempo causato la “fine delle società”?
Se accettiamo queste premesse, allora comprendiamo come certi tipi di discorso comune e professionale e, soprattutto, gli allarmi che da essi derivano, siano da rigettare in una prospettiva scientifica. Ben pochi dei comportamenti menzionati qui costituiscono infatti una novità e, per quanto possiamo concordare sulla loro pericolosità e indesiderabilità, non possiamo fare a meno di notare come essi siano imbrigliati dentro il sistema tradizionale e “normale” dei valori e dei comportamenti. La loro antichità, il modo connaturato in cui hanno accompagnato le generazioni, sia pure con forme e con “dispositivi tecnici” differenti a loro disposizione non testimoniano affatto la loro desiderabilità o neutralità. In particolare, le ragioni di questa inopportunità giacciono nelle implicazioni “politiche” di certe narrazioni. Queste infatti non si limitano a generare una insicurezza sociale superflua – un fatto di per sé indesiderabile – ma producono spesso effetti materiali: limitazioni delle libertà, diffusione di apparati di controllo sempre più pervasivi, affrettate riforme del codice penale (in base ai criteri dell’urgenza che permettono di evitare il confronto politico e la discussione nelle aule parlamentari), interventi restrittivi sullo spazio urbano e sugli spazi di socialità, stigmatizzazione di categorie deboli (per esempio, giovani e immigrati).

Questo processo, ad ogni modo, non è unicamente “politico”, interno cioè al mondo dei

decisori pubblici. Piuttosto è un processo che si fonda sulla convergenza tra attori politici e

soggetti responsabili della produzione di saperi e conoscenza. Per esempio spesso, anche se

non sempre, la stretta repressiva che caratterizza la gestione dei centri storici cittadini si

avvale della consulenza di esperti criminologi. Le campagne mediatiche per la messa in

sicurezza – quelli che eufemisticamente chiamiamo dibattiti televisivi – si avvalgono

regolarmente di esperti di fama più o meno chiara in campo psichiatrico o criminale.

giovedì 1 luglio 2010

CALABRIA - Negli ultimi anni si è assistito sempre più al crescere del fenomeno del disagio minorile oltre che alla devianza minorile.

CALABRIA - Negli ultimi anni si è assistito sempre più al crescere del fenomeno del disagio minorile oltre che alla devianza sempre nell'ambito dei minori. In Italia in ogni caso il fenomeno minorile assume percentualmente connotati meno preoccupanti rispetto ad altri paesi europei



nei quali si riscontra un maggior numero di denunce e procedimenti penali a carico di minori. In tema di devianza minorile si individuano sei sottocategorie di devianza o anche sei devianze denominate rispettivamente devianza tradizionale di periferia, devianza del malessere del benessere, devianza dei ragazzi della mafia, devianza dei ragazzi stranieri, il bullismo e infine la devianza degli ultras e dei naziskin. Concentrando l'attenzione sulla devianza da bullismo il connotato principale di tale devianza lo si intravede nella eterogeneità sotto l'aspetto sociale dei “bulli” che appunto non appartengono ad una classe sociale specifica ma ad ogni contesto sociale senza una particolare segmentazione.

Caratterizzante di tale devianza è inoltre l'assenza di ogni fine economico nelle attività poste in essere che per la maggior parte dei casi si concretizzano in azioni rivolte ad umiliare mediante atteggiamenti di prevaricazione le proprie vittime estratte soprattutto nell'ambito scolastico o anche lavorativo, contesto nel quale è maggiore il fenomeno del bullismo. Tale devianza ha inoltre un altro aspetto caratterizzante che consiste nell'aver origine nell'ambito giovanile ed in maniera del tutto autonoma, senza nessun condizionamento da parte di soggetti adulti.

Di minore incidenza, dal punto di vista percentuale, è la tipologia di reati associati al fenomeno del bullismo, proprio per le sue caratteristiche più spiccatamente di sopraffazione ed umiliazione della vittima che finalizzate ad un ritorno economico per il quale in gran parte si consumano, da parte dei minori, reati di tipo furto e rapina, per i quali si è riscontrata la più alta percentuale di condanne sul totale negli anni tra il 1991 ed il 2001 raggiungendo soglie pari al circa il 70% del totale dei reati contestati. In tale segmento, quello appunto del bullismo, non si raccoglie una differenziazione sostanziale nell'ambito del territorio nazionale in termini di incidenza del fenomeno in quanto quest'ultimo si registra al sud come anche al nord e nelle altre regioni d'Italia in egual misura.

Il maggior numero di denunce di minori presso le procure dei minorenni che si riscontra dai dati a disposizione e che vedono per il 2001 primeggiare il meridione d'Italia in termini assoluti, solo se si tiene conto dei reati contestati a cittadini italiani, non li si deve sicuramente al fenomeno del bullismo con ciò evidenziando la diversa origine dei reati contestati che si consumano nell'ambito di contesti criminali più accentuati ed organizzati, fino a giungere a veri e propri fenomeni associativi. Il minore infatti, molto spesso si trova a operare in maniera criminale per vere e proprie organizzazioni che si servono di minorenni per portare a termine il loro obiettivo criminale. La scelta di servirsi di minori per portare a termine le attività criminali è frutto di una vera e propria pianificazione organizzativa. Il minore infatti, facilmente sostituibile, è visto dalle organizzazioni criminali come una vera e propria pedina del crimine a basso costo ed ad alta redditività, vista la mancanza di remore supportata da una dose di incoscienza che caratterizza il minore che si avvicina a tali organizzazioni.

Inoltre non è da sottovalutare l'aspetto giuridico, infatti l minore non essendo imputabile se il reato viene commesso in età inferiore agli anni 14 e godendo inoltre di un regime differenziato in caso di sua imputabilità, ciò non determina una perdita del minore da parte dell'azienda criminale nel momento in cui lo stesso dovesse entrare nel circuito penale dal quale molto velocemente potrebbe uscire. Il fenomeno del crimine associativo per i minori nasce per chiari intenti economici con l'abbaio di una vita facile. Nell'ambito del territorio meridionale il fenomeno appare maggiormente diffuso nelle città di Palermo, Catania, Bari e Napoli, con una presenza importante anche se secondaria rispetto all'intero fenomeno di Caltanisetta e Reggio Calabria, in quest'ultima città si registra la più alta incidenza di denunciati per associazione a delinquere di stampo mafioso nel periodo 1990/2001sul totale dei denunciati.

Certamente una maggiore presenza del fenomeno in determinate città è determinato dalla posizione di centro nevralgico della criminalità organizzata in ambito territoriale. Tale fenomeno associativo inoltre è caratterizzato da un'alta partecipazione al sodalizio criminale da parte di minori per la forte influenza ambientale ricca di consorterie organizzate prevalentemente a base familiare, oltre alla presenza di contesti socio-economici fortemente degradati e con bassa scolarizzazione. Dal punto di vista della tipologia di reato i minori sono maggiormente utilizzati dall'industria del crimine per spaccio di sostanze stupefacenti che in termini percentuali raggiunge nel 2001, ultimi dati a disposizione, il 10% delle condanne nei tribunali per minorenni.

Dott. Rita TULELLI Esperta in Problematiche Minorili Autore del Blog "UNIVERSO MINORI”

lunedì 7 giugno 2010

Bullismo: sconvolgimento dei canoni di comportamento che sino a pochi anni fa erano intoccabili e nessuno avrebbe mai osato mettere in discussione.

Stiamo assistendo in questi ultimi mesi ad uno sconvolgimento dei canoni di comportamento che sino a pochi anni fa erano intoccabili e nessuno avrebbe mai osato mettere in discussione. Oggi c'è un'involuzione di tendenza e sembra che i giovani ritengano che niente gli è precluso: anche arrivare dove la buona educazione impone un comportamento diverso. Differenze razziali, difficoltà scolastiche, disabilità fisiche sono solo alcune delle motivazioni che inducono ad intraprendere azioni violente contro i più deboli, il cui unico scopo è quello di affermarsi all'interno del gruppo, senza accorgersi del danno e del dolore che ciò provoca in chi subisce l'offesa.



"Il bullismo, così diffuso e in crescita, è un disequilibrio relazionale che esprime la necessità di affermare il proprio dominio su un'altra persona ritenuta più debole mediante l'uso continuato della forza e del potere", sostiene la dottoressa Maria Grazia Apollonio, psicologa e psicoterapeuta, fondatrice dell'associazione culturale Accse (Associazione per lo sviluppo e il benessere psicofisico). "In genere - spiega la psicologa - il bullo è un bambino più grande e più forte rispetto alla vittima, e trae la propria autostima da quest'esercizio di sopraffazione. Il potere e la violenza sono un modo per stare all'interno della r
all'esterno di una scuola
elazione. Si è visto, inoltre, che spesso le famiglie dei bulli non hanno un sistema educativo di tipo autorevole, dove c'è affettività e anche contenimento, ma tendono ad essere permissive, non impedendo mai nulla ai figli, e non sono capaci di reagire in maniera autorevole quando si superano i limiti, ma si comportano in maniera violenta ed intrusiva".



Va detto che nella nostra società c'è la tendenza al lassismo, cioè a non dire mai di no, a dare tantissimo ai bambini e a non insegnare a fronteggiare le difficoltà. Trattare il figlio come un piccolo principe genera fragilità di fronte alle difficoltà della vita e l'incapacità a fronteggiarle. I bambini educati in questo modo non conoscono la contrattualità e molte volte la violenza è l'unica arma efficace per avere tutto sotto controllo.



Quasi mai il bullismo si può ridurre alla dinamica bullo-vittima, poiché il gruppo svolge una funzione fondamentale e determinante: è omertoso e non interviene per interrompere il meccanismo. Le motivazioni sono da ricercare nel timore di diventare vittima e per una sorta di disinteresse ad immischiarsi. Inoltre, la vittima è percepita come il perdente e non ci si vuole identificare con lui. "Il ruolo del gruppo - sostiene la dottoressa Apollonio - rende il bullismo un fenomeno sociale che non può essere affrontato solo con il bullo o con la vittima, ma anche con l'intera cerchia di ragazzini che ruotano intorno a queste due figure. A volte nel gruppo si trova il difensore, che interviene per difendere la vittima e alcune ricerche hanno dimostrato che i difensori hanno delle loro peculiarità: sono in genere bambini con una buona autostima di sé, delle buone capacità empatiche e godono di una buona considerazione da parte degli altri. Così, sono abbastanza forti da poter rischiare quello che gli altri evitano".



I teen-ager vivono in una società profondamente modificata rispetto al passato. Ricevono una quantità enorme di informazioni, ma non c'è nessuno che li aiuta a crescere da un punto di vista emotivo, razionale e di coscienza. La famiglia è in crisi e cede sempre più come sostegno; è una struttura in cui le coppie separate aumentano, non c'è più lo spazio sufficiente per appoggiare ed aiutare i figli a fare le scelte più giuste ed a crescere emotivamente. Tutto avviene molto velocemente, troppo velocemente, senza avere il tempo di soffermarsi di più su un'azione del proprio figlio che meriterebbe una più seria e attenta valutazione.



Il bullismo è un fenomeno che deve essere considerato come un'interazione di diversi fattori ed esiste negli strati sociali più poveri e negli strati sociali più agiati. Non è possibile attribuire la colpa unicamente alle mancanze della famiglia, ma altri elementi giocano una parte determinante perché ciò si manifesti. Bisogna considerarlo trasversalmente, come un'interazione di più elementi ognuno dei quali è importante e fondamentale.



I mass media hanno indubbiamente un'influenza notevole su questo fenomeno: trasmettono alcune volte un'immagine falsata dell'aggressività e della violenza legittimandola. In diversi programmi televisivi la competizione è vissuta come normale, non c'è confronto tra i partecipanti e lo scontro è esasperato sino a giungere al litigio. Il messaggio trasmesso è "devo prevalere sugli altri", in poche parole c'è una cultura del "io" e non del "noi".



La cosa che più desta scalpore è che tali atti gratuiti ed immotivati di violenza sono messi a disposizione di chiunque. Infatti, basta collegarsi ad Internet per prendere visione di scene raccapriccianti che, dopo essere state riprese da telecamere o telefonini, sono state scaricate nella rete e rese accessibili a chiunque. Sono manifestazioni violente a carico di ragazzini, anche handicappati, che hanno l'unico scopo di manifestare la propria forza. "Indubbiamente - asserisce la dottoressa Apollonio - la violenza nasce dall'esigenza di affermarsi, ma la cosa interessante è che in questi casi il mezzo utilizzato sembra fungere da filtro ed essere in grado di giustificare l'atto, poiché l'esecutore diventa attore e non più persona violenta, liberando così chi compie l'azione da ogni colpevolezza". "Credo - continua - che questo sia il motivo per cui gli atti di bullismo sono ripresi con il telefonino e poi messi in rete: ciò li rende meno reali e l'uso della telecamera è il modo per scagionarsi da responsabilità nel commettere azioni violente e criminose".



Purtroppo, se il sostegno della famiglia manca, i giovani non hanno una guida e sono costretti a scegliere ciò che secondo loro è più giusto, in base alla loro consapevolezza e al bagaglio di esperienze acquisite, che molte volte sono causa di problemi anche gravi. Possiamo dire che se i ragazzi si sviluppano moltissimo da un punto di vista cognitivo, vista la mole di informazioni che assorbono, da un punto di vista della crescita personale sono più indietro rispetto alle generazioni passate. È una generazione molto più sola, sia da un punto di vista interiore che esteriore.



La scuola, che sino a poco tempo fa era il luogo di formazione in cui si veniva educati per diventare delle persone adulte con dei doveri verso la società e se stessi, si è ora trasformata in un luogo dove è impartita una formazione lacunosa e teatro di manifestazioni il cui obiettivo è sfidare i divieti per lungo tempo ritenuti inequivocabili e imprescindibili. La crisi si manifesta con l'incapacità di offrire l'aiuto necessario per diventare delle persone capaci di fare le proprie scelte in modo maturo ed autonomo. Questo disagio si presenta sia in termini didattici, visto il disinteresse per le materie insegnate, che d
atti di bullismo
i crescita delle coscienze. Da qui la necessità di mettere in atto dei programmi mirati che, oltre ai contenuti didattici, tengano nella dovuta considerazione anche l'educazione relazionale ed emotiva del giovane. "Utili possono essere - afferma la psicologa - i cosiddetti programmi "peer to peer" che mirano a coinvolgere gli studenti rendendoli responsabili del comportamento dei loro compagni oppure, ancora, i programmi che coinvolgono i ragazzi più grandi nella protezione dei compagni più piccoli. È possibile poi attuare degli interventi con la classe, basati su discussione di gruppo e giochi di simulazione, che certamente aprono degli spiragli alla riflessione".



Le motivazioni fondamentali del bullismo sono il vivere in una cultura violenta basata sullo scontro piuttosto che sul confronto, il non ricevere un'educazione basata sulla cooperazione e sul fare le cose insieme, e soprattutto il non rispetto dell'altro. Sembra che tutto sia possibile, anche se i mezzi utilizzati non sono i più ortodossi... e chi subisce il torto è una persona che dovrebbe essere aiutata e non umiliata. "Questa condotta violenta - sostiene un insegnante di una scuola superiore della nostra regione che preferisce restare anonima - esprime un disagio che nasce dal bisogno di imporsi sugli altri e di essere considerato il più forte. L'età della pubertà è un periodo delicato della vita di un giovane, in cui l'irresponsabilità e l'inconsapevolezza delle conseguenze di molte azioni spesso la fanno da padrone, spingendo anche a compiere degli atti pericolosi per sé e per gli altri".



L'adolescenza è fatta di estremi, di ragazzini che si sentono disgregati e cercano disperatamente qualcosa che li contenga. Scontrarsi per differenziarsi genera grossi problemi, tra cui l'aumento dell'uso di droghe, l'abbassamento dell'età per quel che riguarda il consumo di alcolici, i disturbi alimentari e un tasso di suicidi preoccupante. Sentiamo ogni giorno parlare di atti criminosi perpetrati dai più giovani a danno dei più deboli o di chi si ritiene non essere capace di rispondere adeguatamente alle umiliazioni subite.



Il dato che allarma ancora di più è che non sono solo i coetanei ad essere oggetto di provocazioni e offese, ma anche gli insegnanti stessi, se ritenuti incapaci di contrastare fermamente le provocazioni. "La cosa migliore da fare - sottolinea la dottoressa Apollonio - non è l'indifferenza, ma far capire chi è il più forte e saper tenere testa senza creare delle distanze, che potrebbero indispettire ancora di più il ragazzo inducendolo ad aumentare l'aggressività. L'atteggiamento provocatorio, di sfida, esprime un disagio e il bullismo è una delle manifestazioni di questo disagio". "Quello che si può fare per fermare il bullismo - conclude fermamente la psicologa - è rompere l'omertà, la legittimazione della violenza e la minimizzazione".



Gli insegnanti possono segnalare ai servizi competenti o anche all'autorità giudiziaria i casi più gravi, e anche le vittime possono denunciare il danno subito e chiedere un risarcimento. Se poi il bullo non è punibile, il risarcimento è dovuto dai genitori o dagli insegnanti, ritenuti responsabili di quello che succede quando i ragazzini sono affidati a loro. L'unico modo per essere scagionati dalla colpevolezza, in questo caso, è dimostrare che l'adulto si trovava in una posizione che non gli permetteva di impedire i fatti.



Infine, gli insegnanti devono essere coinvolti in programmi di formazione basati anche sulla capacità di gestire le proprie emozioni, di affrontare i conflitti in una classe in modo assertivo e autorevole, e di mantenere delle relazioni sane e costruttive con gli studenti. Per la vittima, una cosa molto importante è instaurare un rapporto di fiducia all'interno della classe e della famiglia, dove i bambini devono raggiungere la consapevolezza che possono esternare il loro stato d'animo ed avere un dialogo.




Un punto di partenza è il confronto



Nella nostra società gli episodi di bullismo hanno assunto dimensioni preoccupanti. È per tale motivo che l'associazione Experience di Trieste, ha avviato un progetto, presso l'Istituto tecnico Galvani, il cui scopo è offrire agli studenti uno spazio di condivisione, in cui i bulli possono esternare la loro rabbia e le vittime la loro vergogna. Da qui è partito il confronto in cui manifestare le proprie esperienze e condividere le proprie emozioni.

Il dottor Bogatin, presidente dell'Associazione, sostiene che "il confronto serve a condividere le parti più vergognose del sé, e quello che scardina il meccanismo del bullismo e della prevaricazione è l'identificarsi con le vittime, stabilendo un contatto emotivo vero con quello che accade in chi è coinvolto in questo tipo di dinamiche". "Quello che abbiamo visto - aggiunge Bogatin - è che siamo riusciti ad avere delle aperture notevoli anche dai ragazzi più aggressivi e da chi si dimostrava disinteressato. Nel corso degli incontri sono uscite storie famigliari pesanti e ingombranti da gestire, di discriminazione razziale; anche i temi d'italiano fatti in classe sono stati un utile riscontro. Il risultato è stato buono e siamo riusciti a parlare anche di argomenti difficili".

Il prodotto finale saranno degli spot tipo pubblicità-progresso che avranno proprio questa tematica come argomento, ossia i conflitti tra diritti e doveri, la trasgressione, la ricerca delle sensazioni forti.

giovedì 6 maggio 2010

Campus Live 2010

UNIVERSITA' DELLA CALABRIA
Campus Live 2010


Continua secondo i programmi l’iniziativa dell’Orientamento in Ingresso“Campus Live”.
Dopo il primo incontro svoltosi il 27 aprile, e la seconda giornata del 30 aprile, alle quali hanno partecipato numerosi studenti appartenenti a scuole di tutte le province calabresi, si guarda ai prossimi appuntamenti del 7, 14 e 21 maggio, ai quali hanno chiesto di partecipare molti istituti superiori della regione.


Per un’intera giornata, gli studenti calabresi avranno la possibilità di immergersi in un’entusiasmante e coinvolgente esperienza all’interno dell’Ateneo.


In compagnia di tutors esperti e disponibili, gli ospiti potranno scegliere uno o più percorsi conoscitivi del Campus, trascorrendo al suo interno una giornata indimenticabile.


Sarà possibile tra l’altro:

entrare nelle aule universitarie ed assistere alle lezioni;
visitare gli spazi verdi dell’Ateneo e il bellissimo Orto Botanico;
fare un’inedita esperienza hands-on nei laboratori per connettersi…live con altri contesti universitari;
entrare in contatto, nei laboratori self-study del Centro Linguistico d’Ateneo, con l’affascinante mondo del life-long learning dedicato alle lingue;
vivere coinvolgenti momenti musicali;
scoprire le tecnologie inventate e utilizzate nel Campus.

“Campus Live” si conferma, ancora una volta, tra le iniziative più apprezzate del Settore Orientamento, distinto nelle fasi di Ingresso, Itinere e Uscita.
Gli studenti, infatti, all’UniCal vengono attentamente seguiti dai primi passi nel Campus fino al momento successivo al conseguimento della Laurea.
Un’attenzione discreta e non invadente, assicurata ai diretti interessati in modo che possano maturare un’esperienza di grande positività e di crescita umana e culturale.

Chi avesse interesse a ricevere informazioni sulle attività di Orientamento dell’UniCal, può inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica orientamentostudenti@unical.it .
Per l’iniziativa Campus Live 2010 è possibile contattare il numero 0984-493883 (Ufficio Orientamento Studenti in Entrata).

lunedì 3 maggio 2010

Bullismo, ultimo caso a Modena: furti e minacce fuori dalla scuola. In Italia vittima un bimbo su 4

Bullismo, ultimo caso a Modena: furti e minacce fuori dalla scuola. In Italia vittima un bimbo su 4





Roma, 29 apr. - Con cutter e coltelli minacciavano i compagni di scuola e si facevano consegnare somme di denaro dai 10 ai 12 euro all'uscita di una scuola di Modena. La banda, composta da minorenni della cittadina emiliana, e' stata individuata e fermata grazie a indagini di polizia.

E' l'ultimo episodio di bullismo registrato in Italia dall'inizio dell'anno ma non si tratta affatto di un caso isolato. Oltre un quarto dei bambini italiani e circa il 20% degli adolescenti afferma infatti di essere stato vittima di azioni di bullismo nel corso dell'ultimo anno, secondo i dati del decimo "Rapporto Nazionale sulla Condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza", presentato a novembre dello scorso anno da Eurispes e Telefono Azzurro, che ha interpellato circa 2.500 bambini (7-11 anni) e ragazzi (12-19 anni).

Piu' di un quarto dei bambini ha subito piu' volte nell'ultimo anno offese immotivate (27,2%) o provocazioni e prese in giro (28,1%). Inferiori sono le percentuali di chi e' stato oggetto di percosse (10,3%), minacce (10,1%) e furto di cibo o di oggetti (9,4%). Preoccupante il numero di bambini su cui sono state diffuse informazioni false o cattive (21,9%), quello di chi e' escluso o isolato dal gruppo (17,4%) e ha subito danneggiamento di oggetti (15,5).

Molto bassa la quota di vittime di furto in denaro (3,4%). A subire danneggiamento di oggetti e percosse sono in misura maggiore i maschi (rispettivamente 17,8% e 12,4%) rispetto alle femmine (13,2% e 8,2%) che, invece, subiscono con piu' frequenza l'esclusione dal gruppo (20,9% a fronte del 13,9% dei bambini).

Alla richiesta di indicare chi sia stato il responsabile dei comportamenti subiti, il 45,1% dei bambini dichiara di non essere stato vittima di simili atti, mentre il 42,4% indica le caratteristiche dell'autore. Nel 25,4% dei casi si tratta di un coetaneo, in misura considerevolmente maggiore di un maschio (17,7%) rispetto alle femmine (7,7%).

Piu' raro e' il caso in cui sono ragazzi piu' grandi a compiere la prevaricazione (5,8% tra maschi e femmine) e minimo quello in cui siano bambini piu' piccoli (2%). Nel 9,2%, invece, l'episodio di bullismo e' messo in atto da un gruppo, con una lieve prevalenza dei gruppi misti (3,5%) su quelli composti solo da maschi (2,9%) o femmine (2,8%).

Un dato significativo e' quello del 9% dei bambini intervistati che, pur essendo stati vittima di comportamenti violenti, preferisce non indicarne il responsabile.Esiste una sorta di corrispondenza di genere tra vittima e bullo, principalmente per le bambine: tra coetanei, la percentuale di bambine vittime di tali atti da parte di altre bambine e' pari al 13,8%, a fronte dell'1,5% dei maschi vittime di coetanee; infine, il 4% delle bambine (a fronte dell'1,7% dei maschi) e' vittima di un gruppo di femmine.

I maschi, invece, pur compiendo principalmente questi comportamenti verso bambini (coetanei, 23,6%; piu' grandi, 6,3%; in gruppo, 3,2%), agiscono con una percentuale consistente anche contro bambine, siano coetanee (12%) o piu' piccole (2,9%), e nei casi in cui agiscono in gruppo (2,7%).

E' di poco piu' elevato il numero di maschi che dichiara di non essere mai stato vittima dei comportamenti indicati (46,4% contro il 43,9% delle femmine), mentre tra queste ultime e' piu' alta la percentuale di chi preferisce non indicare l'autore di tali atti (il 10,2% contro il 7,8%).

L'idea piu' diffusa tra i bambini e' che il ''bullo'' sia un soggetto con problemi di rendimento scolastico (20,8%), il 14,9% attribuisce, invece, al bullo una forte carica impulsiva, che lo spinge ad avere comportamenti aggressivi e il 14,1% crede sia la forza fisica la sua caratteristica preponderante. Per il 9,1% una forte sicurezza in se stessi spinge certe persone a prevaricare gli altri, mentre il 6,8% lo immagina come un soggetto isolato ed escluso dal resto dei compagni. Ben il 21,6% dei bambini non riesce, in realta', ad identificare una caratteristica precisa che qualifichi il bullo come tale o che comunque ne indirizzi gli atteggiamenti e comportamenti.

Il 36,2% dei bambini ritiene che il miglior metodo per fermare il bullismo sia quello di chiedere aiuto agli adulti. Il 20,7% crede che la cosa piu' saggia da fare sia quella di parlare con il ''bullo'' e convincerlo, dialogando, a non tenere piu' comportamenti aggressivi nei confronti del compagno. Il 15,1% pensa sia necessario fermare il bullo punendolo. Nel 9,4% dei casi i bambini ritengono invece che sia utile ''fare cordone'' intorno alla vittima, proteggendola ed evitando le situazioni di possibile rischio date dagli incontri, e conseguenti prevaricazioni, con il bullo, o intervenendo in sua difesa nel momento delle aggressioni.

domenica 2 maggio 2010

Il bullismo è una delle grandi piaghe della nostra società

Il bullismo è una delle grandi piaghe della nostra società, sempre più diffuso tra i giovanissimi e anche tra i bambini della scuola elementare.
Questo fenomeno manifesta difficoltà socio-relazionali sia dei "bulli" che cercano di prevalere sugli altri con la violenza fisica o verbale, umiliando e insultando i più deboli ma anche delle "vittime" che per paura sono costretti a subire, emarginandosi sempre di più.
La causa che contribuisce a determinare questo fenomeno è da ricercarsi non solo nella personalità dei giovani bulli, ma anche nei modelli familiari a cui si ispirano, negli stereotipi imposti dai massa media, nella società di oggi troppo disattenta alle relazioni sociali. Oggi si nota che da un lato i giovani sono sempre più arrabbiati, autonomi, spesso aggressivi; dall'altro sono però emozionalmente fragili, bisognosi di protezione.
Il bullismo è da combattere radicalmente per poter crescere in armonia con se stessi e con gli altri, rinforzando la stima che ognuno di noi deve avere non solo verso se stesso ma anche verso chi ci sta accanto affinché la cultura e le abitudini "collaborative" prendano il sopravvento sulla cultura della sopraffazione, della prepotenza e della violenza.
Solo se si riuscirà a superare questo tanto diffuso bullismo si potrà sperare in una società migliore in cui prevalga la tolleranza verso la diversità.

venerdì 30 aprile 2010

RIFLESSIONI SUL BULLISMO

RIFLESSIONI SUL BULLISMO


AUTORE
GIUSEPPE MARITATO


Questo è un libro su uno dei fenomeni più negativi che si sta diffondendo a macchia d’olio negli ambienti adolescenziali: dalle associazioni sportive, alle scuole, etc. Vessazioni ed abusi di ogni genere, violenza fisiche e psicologiche sono all’ordine del giorno dal nord al sud d’Italia. Nessuna delle fasce sociali di provenienza è esente.

Chi diviene oggetto del fenomeno vive in una condizione assurda di isolamento e di incomprensione. Spesso non parla con nessuno, subisce in silenzio, medita il suicidio.

Storie di lunghe umiliazioni, incomprensioni, silenzi e poi accuse gratuite perfino da parte di ex fidanzati.

Scrivo questo testo di grande approccio emotivo.

Volevano uccidere l’anima si legge d’un fiato, interroga, mette in crisi, fa riflettere.

Ogni parola, ogni frase attraversa la cortina densa dei pregiudizi e giunge al cuore, all’intelligenza e invita ad uscir fuori dal nostro povero, piccolo ambiente, dall’efferato perbenismo; sprona a non essere omertosi, ma ad agire da sostenitori ed educatori.

E’ un importante strumento per chi vuole educare... invitare al dialogo e al confronto, partendo dal voler dare un grosso contributo.